1 Sep 2013

Plum Cake ai fichi e quel che passa il convento

Rieccomi qua, giusto in tempo per salutare agosto e dare il benvenuto a settembre assieme a voi!




Posso dire che per me agosto è stato un mese intenso, tutt’altro che vacanziero (anche se di vacanzieri ne ho visti e continuerò a vederne a volontà), interminabile e ricco di emozioni contrastanti.

Se da un lato ho maledetto più volte il caldo torrido, quella parte di turisti arroganti, irrispettosi  o semplicemente fastidiosi, se mi è mancata la mia cucina, i miei ritmi, le mie abitudini alimentari (molto difficili da mantenere qui) e soprattutto mio marito che, povero, ha fatto per quel che poteva la spola fra la casa e il mare impazzendo abbastanza pure lui; se il tempo libero è diventato un’utopia e la stanchezza una cosa cronica… beh, dall’altro lato una gioia completa e silenziosa, ma non per questo meno forte, mi ha pervasa per tutto questo mese. Anzi, per tutti gli ultimi tre… ovvero da quando ho scoperto di aspettare un bambino! :-)

Nonostante sia stato voluto e cercato, non posso credere lo scombussolamento che questa nuova vita mi ha portato: gioia, come dicevo, ma anche un po’ di timore (non tanto per la gravidanza o il parto, è il primo, sono forse ancora troppo incosciente per averne paura! Hihi Temo però un po’ il futuro, questa Italia, questo mondo… ma forse è normale e anche una donna del medioevo magari si faceva le stesse paranoie…) e poi l’attenzione a mille verso qualsiasi minimo segnale del mio corpo. L’attesa spasmodica per i risultati dei test e l’incredulità nel vedere per la prima volta quel ‘fagiolino’ il cui cuore batte all’impazzata e sforzarsi di comprendere che si trovi proprio dentro la mia pancia…

Agosto insomma mi ha vista cercare di tenere assieme tutti i pezzi di Linda nonostante mi sentissi totalmente a soqquadro, dentro, fuori e nell’ambiente circostante. Una bella sfida! 

Sarà per questo che settembre arriva come un regalo dal cielo: ora tutto dovrebbe rallentare e pian piano riprendere forma. Le orde di turisti diminuiranno, la confusione e il caldo afoso anche e di conseguenza i lavori di pulizie saranno meno faticosi, i ritmi meno serrati. Il mio stesso corpo dovrebbe riprendersi un po’ (le mamme fra di voi spero mi confermeranno che dal 4°mese si torna a stare meglio!) e la mente…beh, avendo più tempo a disposizione posso fermarmi a pensare, sognare e godermi con più consapevolezza la gravidanza. 

E in cucina cos’ho combinato? Molto poco a dire il vero. Fra la stanchezza, la costante reperibilità sul lavoro, le dimensioni ridicole della cucina, la mancanza di attrezzi e i pochi e costosissimi supermercati, cucinare è stato un tormento. Per la prima volta l’altro ieri però, ho approfittato di un attimo di calma e del tempo più autunnale del solito per assemblare un dolce semplicissimo, fatto con quel che avevo in dispensa o come si dice dalle mie parti (e penso anche dalle vostre) ‘con quel che passa il convento’.

Pochi ingredienti per fare un plum-cake già orientato all’autunno, complici i fichi del nostro giardino che mi hanno portato. Un po’ di profumo di cannella e il latticello per renderlo morbido morbido. E’ stato spazzolato in un battibaleno con l’aiuto dei cognati e del collega con la moglie: un ritorno molto soddisfacente ai fornelli quindi!




PLUM-CAKE AI FICHI E QUEL CHE PASSA IL CONVENTO

(per uno stampo piccolo da plum-cake)
2 uova
100g di zucchero mascobado
Un pizzico di sale
50g di farina bianca
200g di farina di riso
Mezza bustina di lievito
230g di latticello (buttermilk)
Mezzo bicchierino di rhum (io ho usato quello in cui conservo i fichi secchi che è un po’ più dolce)
3 o 4 fichi freschi
Un cucchiaino di cannella per spolverare il dolce

Sbattere le uova con lo zucchero finché diventano chiare, aggiungere il sale e parte del latticello, poi la farina bianca setacciata. Mescolare il lievito con la farina di riso e aggiungere un po’ alla volta anche quella, alternandola col latticello restante. Per ultimo aggiungere il rhum. Imburrate e infarinate lo stampo da plum-cake, versateci il composto e adagiatevi sopra i fichi che avete precedentemente immerso fino a metà circa nella farina. Spolverate il cake con la cannella e infornate a 180°c ca. per mezz’ora. I tempi sono indicativi… io qui ho un forno a gas di dimensioni ridotte che sto ancora imparando a conoscere e l’ho cotta un pelino troppo, ma credo che in un forno più grande dove ci sia la possibilità di regolare con precisione la temperatura, i gradi e i tempi indicati dovrebbero andare bene. Per sicurezza affidatevi sempre allo stecchino!




Non mi resta che augurarvi un buon inizio settembre e che possiate approfittare di tutto quel che questo mese ha da offrire! Sto già implorando parenti e amici di portarmi della golosissima uva fragola e magari altri fichi, poi perché no dei funghetti, o le prime mele… :-p

Con tanto amore da me e dal fagiolino che cresce :-)

6 Aug 2013

Sarò sincera...

... quando a pranzo o a cena sono da sola mi passa tutta, ma proprio tutta la voglia di cucinare.
Il che, per una che si definisce appassionata di pentole e fornelli, è un pò strano forse. Credo però sia riconducibile a due semplici ragioni: la mancanza di condivisione/convivialità e la 'rogna' di dover lavare a mano le stoviglie per cucinarmi una mono-porzione.

Per quanto riguarda la prima, anche un panino, se mangiato in compagnia, sembra un pranzo da re. Quando pranzo da sola, ho l'impressione di alimentarmi e basta: fornisco quel che serve al mio corpo e in poco tempo la tovaglietta americana è già di nuovo nel cassetto. Se mio marito è a casa invece, (o se pranzo con gli amici, la famiglia, ...), tutto si colora, prende sapore e sembra più buono. E' così per tutti vero? Immagino di sì.

La seconda ragione invece forse non è condivisibile da tutti. Almeno non da quelli pigri. Come me. Sarà che in casa dei miei c'era la benedetta lavastoviglie, sarà che da 10 anni a questa parte ho organizzato anche cene piuttosto elaborate con dieci ospiti o giù di lì lavando sempre tutto a mano e spesso in cucine microscopiche, beh...sta di fatto che meno piatti sporchi vedo, meglio é. Quindi se lo scopo è 'nobile' (pranzare assieme e cucinare qualcosa di goloso per onorare l'evento) allora ci stanno anche i piatti da lavare; se lo scopo è semplicemente quello di fornire le calorie necessarie al mio povero corpicino che sicuramente preferirebbe sentirsi più nobilitato anche lui, allora meno piatti lavo e meglio è.  Ovviamente il primo elettrodomestico ad entrare nella mia futura, spaziosa, luminosa (e ancora un pò distante) cucina, sarà la lavastoviglie. Che consuma pure meno acqua ed è quindi più sostenibile! Tiè! (così dicono almeno, spero tanto che sia vero).
La Smeg ha sempre il suo fascino... *bavetta*


Insomma, se questo blog scarseggia di ricettine è principalmente perchè sono praticamente sempre sola a pranzo e spesso anche a cena, non ho una benedetta lavastoviglie, non sono nella mia cucina ma in una di fortuna in un appartamentino caldo già come un forno in un condominio di una città di mare piena zeppa di turisti, dove fra l'altro sto lavorando come portinaia e signorina delle pulizie che lava i vetri zozzi duecento volte al giorno e si trascina dietro lucidatrici e aspirapolveri in una hall enorme e caldissima. Se poi ci vogliamo aggiungere che per avere ingredienti sani e decenti, devo farmi fare la spesa da mio marito sulla strada del ritorno dal suo lavoro (a 50km da qua) sempre che riesca a finire le sue cose prima della chiusura dei negozi...beh capirete la frustrazione e la poca voglia di fare.

Quindi? Cosa mangia Linda in questi giorni? Pomodori. Grazie a Dio il campo sta producendo tonnellate di pomodori e poco meno di melanzane e altri ortaggi. Le melanzane le lascio alla mia santissima mamma che le sta mettendo via in tutte le salse: cotte 'in tecia', grigliate, sott'olio, sotto forma di parmigiana, e via così. I pomodori, freschi e pratici, me li son portati con me e spuntano quasi ad ogni pasto per la gioia della varietà: pomodori e mozzarella, pomodori e peperoni su fettone di pane abbrustolito, pomodori e cetrioli, pomodori e pomodori. E ancora pomodori. Se volete vi posto 'na foto di tutti sti pomodori che altro non ho! Hahaha ... :-/


E già che ci sono anche un primo piano delle super cipolle (tutto bio! niente inganni!)...


...e delle altre verdurine...



Dai, magari appena mi organizzo meglio la parte più golosa, salutista e meno pigra di me avrà di nuovo il sopravvento.... spero. Nel frattempo, credo sia meglio salutarci per questo periodo ferragostano. Se state per partire per le ferie vi auguro di passarle al meglio e se non siete partiti ancora o non partite proprio... beh, vi dirò, a volte penso che poter stare a casa mia (cosa che non ho ancora) in tranquillità, sia il modo più rilassante di passare le vacanze! Come gli inglesi...per i quali la loro casa è il loro castello. Ecco... sarà che è una cosa 'ufo' per me, ma mi sembra che mi sentirei così: come nel mio castello!

Ci risentiamo la penultima settimana di agosto.... Ciao!!!

PS se volete una cassetta di pomodori.........

22 Jul 2013

Peaches and cream o nel mio caso Torta estiva di pesche e ceci

Pesche e panna. Tutta la sensualità dell'estate svelata in un boccone. Ma anche pesche al forno con gli amaretti come faceva nonna, o gelato alla pesca, o pesche al vino bianco... devo continuare?



Amando le pesche come non mai, siano esse 'col pelo' o senza, ne ho sempre il frigo pieno e sono sempre alla ricerca di nuovi modi per utilizzarle. Quando qualche giorno fa ho visto questa bellissima ricetta su A Tasty Love Story (un blog proprio delizioso) per una torta alle mele e ceci (sì avete capito bene: c-e-c-i) ho subito pensato di trasformarla a mio vantaggio dandole un tocco più estivo proprio con le pesche.



L'impasto che ho fatto io è molto simile a quello di Josephine, tranne che per alcune aggiunte (farina di avena integrale) e omissioni (spezie, cocco disidratato) oltre ovviamente alle pesche al posto delle mele. Il risultato mi ha piacevolmente sorpresa anche se credo che la prossima volta aggiungerò di sicuro altre due pesche all'impasto, se non di più. Questi però sono i miei gusti, fate conto che io mangerei pesche e torta...o anche pesche e pesche...

Per la copertura ho usato della robiola di qualità al posto del Philadelphia (che non amo particolarmente in quanto non lo considero un 'formaggio'. Se volete sapere il perchè c'è un post molto chiaro scritto dal dott. Giannattasio su Il Pasto Nudo che ve lo spiega). Quando mi organizzo per tempo, il formaggio cremoso me lo faccio da sola però, utilizzando dello yogurt fatto in casa. Ma di questo vi parlerò un'altra volta.

Bene, ricetta? Pronti...via!



TORTA ESTIVA ALLE PESCHE E CECI

Per la torta:

400g di ceci messi ammollati, cotti e scolati oppure in scatola (la prima opzione è da preferirsi)
4 uova
100g yogurt naturale
80g di miele
100g di farina di avena integrale (io avevo dell'avena da porridge che ho 'polverizzato' nel macinino da caffé)
2 cucchiai di burro (olio con questo caldo...) di cocco
1 cucchiaino di vaniglia in polvere
2 cucchiai di aceto di mele
1 cucchiaino di bicarbonato
1 presa di sale marino integrale
3 pesche (ma la prossima volta abbonderei... 5 secondo me sono l'ideale, ma io sono 'pescomane')

Per la copertura: 

100g di robiola di qualità
succo di mezzo limone
2 cucchiai di miele

una pesca grande, menta e mandorle per guarnire

Frullate assieme tutti gli ingredienti dell'impasto per la torta, tranne le pesche. Se avete coraggio, con questo caldo, potete anche sbattere tutto a mano, ma io non ce la fò.
Affettate poi le pesche e disponetele, intervallate da strati di impasto, in una tortiera non troppo grande, già foderata di carta da forno o unta e infarinata.
Infornate in forno già caldo a 190°C per 35' (ma dipende dallo stampo che utilizzate. Verificate con uno stecchino che sia asciutta. Rimarrà comunque un pò morbidina). Una volta cotta, toglietela dallo stampo e mettetela a raffreddare su una gratella.
Preparate infine la copertura amalgamando alla robiola il miele e il succo di limone (potete regolare a piacimento le quantità). Spalmate il composto sulla torta e infine guarnite con fettine di pesca, foglioline di menta e qualche mandorla tostata e frantumata con un coltello.

Secondo me è più buona il giorno dopo, fresca di frigo...



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E ora vi lascio con una canzone che mi ricorda l'Australia, che trovo molto dolce e che casca a pennello con questo post. S'intitola 'Peaches and Cream' appunto, dei John Butler Trio, una band australiana di Freemantle (Perth) che ha fatto un sacco di belle canzoni. Questa forse non è una delle 'migliori', (vi consiglio di ascoltarvi questo pezzo però, suonato live a Federation Square, il cuore di Melbourne) ma in quanto a tenerezza non la batte nessuna... è il cantante che, diventato papà, la dedica alla figlia. Ecco facciamo che vi lascio anche il testo, va! E con questa, passo e chiudo.



Well there's far too many questions to ask
To answer any of them tonight
For I wear too many masks
To tell you if any of them are wrong or right

And confusion casts a shadow upon me
Like a great big cloud in the sky
And now oh I pray for rain
Cause it's been so long since I let myself cry

For so long I've sang this sad old song
And it feels like my time is up
For she came and landed in my arms
And she filled my half empty cup
Yes she filled my half empty cup

There you are right in front of me
A brand new day, sunrise over sea
No Longer is my cup half empty
Cause there you are
You and your mum in front of me


And Now I look up above me and
I thank that great old God in the sky
For telling me my cup ain’t half empty
It took my little girl to show me why

For so long I've sang this sad old song
And it feels like my time is up
For she came and landed in my arms
And she filled my half empty cup
Yeh she filled my half empty cup

There you are right in front of me
A brand new day sunrise over sea.
No longer is my cup half empty
Cause there you are
You and your mum in front of me
Your peaches & cream to me
You both are peaches & cream to me
You both are peaches & cream to me

All I know is
All I know and
I love you….


3 Jul 2013

Insalata di farro monocco, fagioli neri e pomodori ciliegini. Con un tocco floreale!

L'insalata di riso: cara compagna, seppure un pò datata (lei preferisce definirsi 'vintage') delle nostre estati!

Sia essa destinata ad una gita con pic nic o ad una pausa pranzo veloce in ufficio, la ricetta di solito cambia poco: riso, tonno, verdurine o, se si è proprio di fretta, vasetto di condiriso. A volte, se siamo in vena di renderla un pò più 'sofisticata', spunta l'ingrediente chic...mais c'est fini.

Ora, non me ne voglia la nostra cara amica (le sono pur sempre affezionata) ma devo ammettere che al giorno d'oggi preferisco le sue parenti più alternative, saporite e soprattutto salutari.

Insalata di farro monococco, fagioli neri e pomodori ciliegini + calendula


Ma che, ha qualcosa di male sto riso? Di per sé, no, perché non si può fare di tutto un riso un'insalata. Certo è che nelle sue varianti 'bianche' lascia nutrizionalmente un po' a desiderare. Il riso di per sé già non è esattamente super-nutriente, se poi gli togliamo anche la parte più interessante, quella cioè del guscietto esterno, allora non ne rimane granchè: solo carboidrati semplici che fanno schizzare i livelli di glicemia nel sangue, con il famigerato effetto sballa diabete, per esempio. Il guscio esterno del riso integrale o rosso, è invece ricco di fibra e quindi carboidrati complessi che abbassano l'indice glicemico del nostro amato chicco. Questo vale per tutti i cereali! Non sono una nutrizionista e le informazioni che raccolgo qui sono semplicemente il risultato delle mie ricerche sui libri e sul web, vi invito quindi a verificarle di persona...

Nel mio giardino intanto...
PERO', c'è un però... nella crusca, ovvero il guscietto (che fra l'altro irrancidisce facilmente, quindi è meglio scegliere confezioni di riso integrale sotto vuoto se volete evitare radicali liberi e invecchiamento precoce), si nasconde l'acido fitico , che ha la pessima abitudine di tenere per sé tutti i preziosi microelementi del chicco, fra cui zinco e magnesio, oltre che ad assorbire quelli già presenti nel vostro corpo, rendendo il riso addirittura anti-nutrizionale :-/

Insomma non c'è scampo? Sì che c'è. Vi ricordate la storia delle noci che vi ho raccontato qui? Ebbene, lo stesso principio dell'ammollo, vale anche per il riso! Durante il 'bagnetto', inizia la germinazione che rilascia l'enzima fitasi il quale indovinate un pò cosa fa? Attacca l'acido fitico, liberando tutti i nutrienti che il vostro corpo aspetta di ricevere! Sembra Guerre Stellari...

Il melograno in fiore



Alcune considerazioni/curiosità:

- L'ammollo andrebbe effettuato per tutti i legumi e cereali integrali (i cereali raffinati non li menziono neanche, in quanto più inutili, se non dannosi, per il nostro organismo, che altro), volendo renderli ulteriormente digeribili, si possono aggiungere anche una o due cucchiaiate di yogurt, kefir, latticello o addirittura aceto di mele non pastorizzato.. Questo è particolarmente indicato per il riso integrale, poichè il livello di acido fitico non è sicuramente fra i più alti, ma nemmeno quello di fitasi, quindi ha bisogno di un 'aiutino', proprio quello dato da un iniziale processo fermentativo.

- L'ammollo dovrebbe durare almeno una notte. Io per semplicità metto ogni giorno a bagno un cereale o legume diverso che poi utilizzerò per diverse preparazioni. La cottura ideale poi sarebbe a fuoco dolce e lento, meglio evitare le pentole a pressione.

- I Giapponesi per ovviare a questo problema, da secoli utilizzano una muffa, il koji (aspergillus oryzae) che serve proprio a rendere più digeribili, assimilabili e nutrienti i cereali o i legumi a cui viene applicato: pensate al miso o all'amazake...

- Il riso rosso sembra sia ottimo per ridurre il colesterolo cattivo

- La combinazione di legumi e cereali in un'unica pietanza è tradizione di molti paesi (pensate al riso e fagioli dell'America Latina). Forse già i nostri avi intuivano quel che ora sappiamo con certezza, ovvero che questa accoppiata risulta in una proteina completa (che contiene cioè tutti e 9 gli aminoacidi essenziali nelle proporzioni corrette)! A quanto pare, comunque, vale anche il loro consumo separato, purchè non trascorrano più di 24h...

Il raccolto del mio orto/giardino e le due uova delle mie pollastre


Non trovate che i bacelli viola di quei piselli siano fantastici?





A furia di parlare, ehm, scrivere, m'è venuta fame.... Quindi vi lascio con la mia alternativa semplice semplice all'insalata di riso!














INSALATA FREDDA DI FARRO MONOCOCCO, FAGIOLI NERI E POMODORINI

Il farro monococco è la mia ultima scoperta e sono già sua fan sfegatata. L'avete mai provato? Lo definirei 'morish' come dicono in UK...cioè che più ne mangi, più ne mangeresti.


2 tazze di farro monococco, messe a bagno per almeno 2h (o la sera precedente)
1 tazza di fagioli neri secchi, messi a bagno tutta la notte
2 tazze di pomodorini ciliegini ben maturi e dolci
2 fiori di calendula
erbe aromatiche a scelta (io ho usato santoreggia, menta e basilico)

Cuocete il farro in acqua salata per il tempo indicato dalle istruzioni che troverete sulla confezione. Io utilizzo uno slow cooker, quindi le tempistiche sono diverse. Cuocete anche i fagioli neri, sempre in acqua salata, finchè teneri. Lasciate raffreddare entrambi, poi mescolateli in una terrina assieme ai pomodorini tagliati a metà o in quarti e alle erbe aromatiche. Io preferisco preparare l'insalata qualche ora prima così che i sapori facciano in tempo a fondersi. Prima di servire aggiungete i petali di calendula, che dà un tocco piacevolmente fresco e lasciate se vi piace un fiore intero per decorazione.

*utilizzo spesso i fiori nelle mie insalate estive, soprattutto calendula e nasturzi (foto in alto). Mettono allegria, fanno bene e vi stupiranno con il loro gusto!

Insalata con nasturzi e semi di sesamo tostati

INSALATA ALTERNATIVA (questa l'ho preparata per domenica, visto che avevamo in programma una bella scarpinata sui monti... non ho avuto il tempo di fotografarla, ma vi assicuro che semplice com'è, merita proprio comunque!

Riso integrale + Piselli freschi (quelli della foto!) scottati in acqua bollente per 1' + formaggio greco feta a cubetti + cetrioli a cubetti + pomodorini datterini




Fatemi sapere quali sono le vostre abbinate vincenti per le insalate estive! Sono curiosa:-)

Piantaggine






23 Jun 2013

Non-ti-scordar-di-me-Muffin all'albicocca e nocciole (senza glutine)

Avevo delle nocciole che erano state a bagno tutta notte in attesa di passare a miglior vita (quella nella mia bocca:-p).
Avevo anche un marito che da 2gg era diventato evanescente (io quasi incandescente invece.. son 3 settimane che aspetto di andare a camminare in montagna e lui -zac- un impegno dopo l'altro. Grazie, civiltà odierna.).
Doveva  per forza esserci un modo per sistemare le due cose...e infatti...


"... un muffin. Lui che mentre lo addenta rivede tutto il film della sua vita e una nuova illuminante consapevolezza lo coglie: quella di non poter più vivere senza tanta profumata sofficità. Incantato e posseduto dal non-ti-scordar-di-me-Muffin manda a quel paese la civiltà odierna con tutte le sue richieste e corre a casa, dove ad attenderlo ci sarà la sottoscritta con un vassoio colmo di indimenticabile dolcezza..."

Diciamo che non è andata proprio così, i muffin li ho preparati, sì, e glie li ho pure portati in loco (al marito) ad assaggiare, solo che i suoi impegni hanno avuto comunque il sopravvento e al posto del finale casalingo mi sono dovuta accontentare di un bel gongolio di approvazione.

Stamattina eccome se li ha cercati però... che vi dicevo? Non-ti-scordar-di-me-Muffin!



NON-TI-SCORDAR-DI-ME-MUFFIN ALL'ALBICOCCA E NOCCIOLE (senza glutine)
x ca. 6 muffin

2 uova
1 pizzico di sale
80g di nocciole messe precedentemente a bagno una notte, poi tostate in forno e macinate
80g di mascobado
2 cucchiai di burro di cocco sciolto (con questo caldo si scioglie a temperatura ambiente)
1/2 stecca di vaniglia (o estratto, essenza, ...)
3 cucchiai di fecola di patate
1 cucchiaino di lievito
2 albicocche lavate, asciugate e tagliate a fettine
6 nocciole tostate intere per decorare

Portate il forno a 175°C.
Sbattete le uova assieme al mascobado finchè il composto risulterà chiaro e spumoso. Aggiungete il sale, la vaniglia, il burro/olio di cocco e le nocciole, mescolando bene.
Setacciate la fecola con il lievito e aggiungetela al composto di uova.
Versate nei pirottini da muffin, riempiendoli per ca. 2/3 e ponete su ciascuno una o due fettine di albicocca e una nocciola tostata.
Infornate per ca. 20' o finchè uno stecchino inserito al centro dei dolcetti ne uscirà asciutto. Durante la cottura, le fettine di albicocca scenderanno al centro dei muffin, regalandovi un inaspettato boccone di colore!



13 Jun 2013

Estate

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Oggi piovevano fiori in giardino. Son tornata a casa che faceva caldo, tanto caldo. Finalmente. 
Non ho resistito, ho messo da parte le faccende che mi aspettavano in casa e mi sono goduta il giardino, a modo mio.
Ho liberato le galline e le ho osservate razzolare in giro, scavando qua e là, beccando le ciliege e le more del gelso cadute a terra.
Mi sono seduta sul tavolo in mezzo al prato, gambe a penzoloni, i piedi a sfiorare l'erba alta, la brezza sulla pelle all'ombra del frassino profumato.
Ho passeggiato lungo le corte aiole dell'orto, osservando tutte le piantine: queste qui sotto sono quelle dei piselli viola, portate con me dall'emisfero australe. Non sono belli questi fiori? E i bacelli così scuri? Vi dirò un segreto: ne ho raccolto uno, non ancora ben maturo e me lo sono sgranocchiato per sentire tutto il sapore della primavera che quest'anno ci è stata negata, viste le abbondanti piogge.
Ho annusato l'aria, percepito il calore del sole sulle palpebre degli occhi chiusi e mi sono sentita viva; solo stare in mezzo al verde, sui prati, nei campi riesce a darmi questa sensazione.
 


La pioggia di fiori del frassino, s'intravede appena dalla foto.


Per fortuna che la mamma mi ha preparato la cena:-)

7 Jun 2013

Quando il cioccolato bianco e le amarene sposano un cheesecake...

Non può che nascere qualcosa di sublime.



Solitamente amo il cioccolato fondente, l'intenso profumo che ti avvolge quando scarti la confezione, l'attimo in cui il tempo sembra fermarsi perchè tutti i tuoi sensi sono convogliati lì, sulla lingua e sul palato, per non perdersi neanche una delle sfaccettature di sapore di quest'oro nero. Il tempo è tiranno, le papille s'immolano al carpe diem prima che la materia scompaia e lasci posto solo ad un ricordo, un retrogusto caldo, esotico, di tostatura e malinconia.

Già, la malinconia ben si adatta a mio avviso al cioccolato fondente, perché sì, dopo averlo consumato si sarà anche un pò più felici, ma il 'durante' è una gioia misto dolore, il dolce con l'amaro... la malinconia appunto.

E il cioccolato bianco? Per me è l'emblema della gaiezza, della spontaneità, dell'ingenuità. Appena il sapore vanigliato del cioccolato bianco pervade la mia bocca, torno bambina.

Le amarene sono quelle per cui da piccola sceglievo sempre la coppa smeralda, ve la ricordate? Quella però aveva anche le meringhe sul fondo... Non so dire se all'epoca mi piacesse più il contenuto della preziosa coppetta o il suo nome. Avrei voluto chiamarmi Esmeralda infatti e saper fare degli incantesimi. Questo nome aveva un suono zingaresco, da maga... già a quel tempo si sarebbero potute intuire le mie future inclinazioni nomadi e la mia passione per l'alchimia, quella che si può fare a casa, in cucina, che regala un sorriso con un piatto ben riuscito...

La ricetta che qui vi propongo è un mix di vari spunti, più un tocco mio personale. Il risultato mi ha dato grandi soddisfazioni, soprattutto considerato che questo era un pò un esperimento.

Ho utilizzato mandorle e datteri per la base, al posto dei biscotti.

Le mandorle, come tutte le noci sono essenzialmente dei semi. Così come le si trovano in negozio, sono 'dormienti', sono dei semi in attesa di poter tornare alla terra e rivivere. In questo stato dormiente, esse mantengono al loro interno tutti i nutrienti e le proprietà di cui dispongono: sono il loro bagaglio per la rinascita e per questo ricchissimo.
Vi risulterà facile capire quindi, come il consumo di mandorle dormienti non sia poi così 'furbo'. Finiamo infatti con l'espellerle senza aver fatto scorta di tutti questi loro nutrienti. Lo stesso vale per i semi, che spesso vengono espulsi interi, senza quindi essere stati assorbiti dal nostro corpo.
Cosa fare quindi per avere accesso a questo bottino? La chiave è semplice e a portata di tutti, si chiama ammollo.

Vi basterà lasciare i vostri semi in ammollo per una notte per far sì che, in questo caso le vostre mandorle, credano di essere finite in un luogo fertile e umido dove poter sprigionare la loro energia e dar vita. Si 'apriranno' a voi e quando le consumerete, farete veramente tesoro del loro tesoro, della loro energia vitale. Questo è un consiglio che vi dò col cuore!

Anche in questo caso, la base non verrà cotta e potrete utilizzarla per i dolci più svariati.

I formaggi poi, li ho dolcificati con del miele. Ho usato del miele di acacia, ma andrà bene qualsiasi tipo, tranne immagino quello di castagno.

Mi scuso per la carenza di foto, la fetta che vedete è stata l'unica sopravvissuta alla cena fra amici e pure lei, il mattino dopo, è scomparsa celermente.



CHEESECAKE ALLE AMARENE E CIOCCOLATO BIANCO

Ingredienti per la base:

2 tazze di mandorle pelate o no, a piacimento
1 tazza di datteri
1 cucchiaio di burro di cocco (facoltativo)
un pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno:

200g di robiola
250g di mascarpone
250g di yogurt greco
50ml di panna liquida
3 cucchiai di miele
250g di cioccolato bianco
1 cucchiaino di agar agar
4 cucchiai di latte (io avevo quello di riso in frigo e ho usato quello, ma va bene qualunque)
200g di amarene sciroppate


Siccome il cheesecake secondo me è molto più buono il giorno dopo, organizzatevi con largo anticipo.
Mettete in ammollo le mandorle per una notte in acqua tiepida. Il mattino seguente scolatele e passatele in forno a 50°C ad asciugare dall'acqua. Una volta asciutte, mettetele nel frullatore assieme ai datteri, al sale e, se lo usate, l'olio di cocco. Frullate finchè il composto tenderà ad ammassarsi.

Foderate una tortiera a cerniera, da 24' meglio (la mia infatti era un pò troppo larga è il dolce è venuto bassino) poi versate il composto di mandorle sul fondo e premete e livellate meglio che potete. Mettete il tutto in frigo a compattarsi.
A questo punto io dovevo preparare il pranzo e ho continuato un paio d'ore dopo, ma non credo ci siano problemi se proseguite subito con la preparazione del ripieno.

Mescolate bene i vari tipi di formaggi, sciogliendo bene eventuali grumi e aggiungete il miele. Amalgamate bene. Prendete il cioccolato bianco e scioglietelo a bagnomaria senza mai rimestare, un giorno capirò perchè rimestandolo fa i grumetti... Mentre questo si scioglie, prendete un altro pentolino, versatevi i 4 cucchiai di latte e scioglietevi dell'agar agar in polvere. Attendete 10 min, durante i quali, se il cioccolato si è sciolto, lo verserete nella terrina assieme al composto di formaggi, mescolando velocemente per far sì che si incorpori senza far grumi.
Tornate al vostro pentolino di agar agar, mettetelo sul fuoco a fiamma bassa, non deve bollire, al massimo sobbollire e mescolate per 4min o secondo le indicazioni della vostra confezione. Una volta sciolto bene, dovrete essere dei fulmini. Poichè infatti l'agar agar inizia a rapprendersi non appena la temperatura si abbassa, dovrete incorporarlo al composto di formaggi in un lampo. Col frullino va bene. Scaldare la crema di formaggi non è un'opzione invece.

Ora che avete incorporato anche la temibile gelatina vegetale, potete versare la prima metà del composto sulla base di mandorle, livellarla, cospargerla di amarene scolate dal loro sciroppo e ricoprire con la restante crema di formaggi. Livellate bene e riponete in frigo. Dovrete attendere almeno 4h prima di decorare e gustare il vostro dolce, ma vi assicuro che se riuscite ad aspettare fino al giorno dopo mi ringrazierete!

Decorate ovviamente a piacere con altre amarene.

Vi godrete un dolce senza farine o zuccheri raffinati, ma gustosissimo. Un bel piglio, che ne dite?


Nel frattempo, le ciliegie, quelle fresche del mio albero in giardino stanno finalmente maturando... non tutte purtroppo ce l'hanno fatta: le prime sono marcite a causa delle piogge insistenti. Una tristezza vedere le condizioni in cui versava l'albero e i suoi frutti! Per fortuna qualcosa si è salvato:-)



3 Jun 2013

Veggie burger e patate speziate, alla faccia del pagliaccione (quello di McD!)

Sono normale, sì, anche a me fa gola ogni tanto uno di quei bei paninazzi imbottiti di polpetta, verdure e salsine, accompagnati ovviamente da una bella porzione di patatine fritte, soprattutto quando lo stress inizia a minacciare. E di questo (lo stress) qui da noi sembra non mancare mai, come del resto a casa di tutti quelli che conosco e forse anche a casa vostra.

Ogni tanto mi chiedo perchè l'umanità si sia ridotta così, a stressarsi per cose inutili: a ben guardare, una volta soddisfatti i bisogni primari, dovremmo anche essere belli e contenti no? E invece stiamo qua a correre sulla ruotina come criceti tutta la vita, rincorrendo le nostre ambizioni mentre nel frattempo diventiamo sempre più frustrati perchè ci rendiamo conto che più corriamo, meno tempo ci resta per godere di quel che veramente ci manca, più ci stressiamo e quindi più ci ammaliamo, cercando fino alla fine una risposta che forse è più semplice di quella che pensiamo.
Se poi penso che la terra avrebbe già tutte le risorse di cui noi umani abbiamo bisogno per sopravvivere, tutti, equalmente e che le sprechiamo in malo modo...beh, penso proprio che ci sia ben poco di cui rallegrarsi.
Eppure tutti, me inclusa, cerchiamo sempre il di più, il di meglio, il non so che altro...

Ma torniamo un attimo al nostro panino, perchè dovrebbe essere meglio di quello del pagliaccione?

1- ha molto meno sale e si sa che troppo sale fa male
2- non c'è carne, quindi va bene per tutti, vegetariani e non, in più costa incredibilmente meno ed è più 'sostenibile'
3- è e sarà sempre unico e super versatile, vi stupirà ogni volta con gusti diversi (non certo standard...)
4- utilizzando pane di lievito madre, diventa molto più digeribile
5- è davvero buono
6- anzi, è davvero buonissimo!

Incartandolo a dovere, magari con dei bei cartoncini che i bambini potranno poi personalizzare fra una patatina e l'altra, otterrete anche un risultato positivo di marketing con i più piccoli...

La ricetta è stata leggermente adattata da questa di InJenniesKitchen



VEGGIE BURGER E PATATE SPEZIATE

Per la polpetta vegetariana:

2 tazze di lenticchie
1 cipolla bianca
2 uova piccole
1,5 tazze circa di pangrattato
2 cucchiai di olio d'oliva
spezie a piacere (io ho usato 1 cucchiaio raso di curcuma, 1 cucchiaino di semi di cumino, 1 di semi di coriandolo)

Per le patate:

3 patate grosse e fresche, adatte alla cottura in forno
1 cucchiao di fecola di patate
3 cucchiai di olio d'oliva
6 spicchi d'aglio (se non vi piace potete ometterlo) privati dell'anima e spremuti
paprika, peperoncino piccante, sale e pepe a piacere

Extra:

Pane morbido integrale a lievitazione naturale, insalata, pomodori, avocado, foglie di menta e senape in grani all'antica

Cucinate le lenticchie in acqua salata senza altri condimenti, poi scolatele e passatene la maggior parte al frullatore assieme alla cipolla. Non frullate troppo a lungo, la consistenza non dev'essere troppo cremosa. A questo aggiungete le lenticchie lasciate da parte e metà del pangrattato. Lasciate in frigo a riposare mentre preparate le patate.
Prendete le patate, lavatele bene (lasciando la buccia), foratele con una forchetta e mettetele in forno già caldo a 250°c per 10-15'. Toglietele dal forno, lasciatele intiepidire per un paio di minuti, poi affettatele a grossi spicchi nel senso della lunghezza: vedrete come si sarà formato un alone più chiaro sulla parte più esterna delle patate, è la parte cotta. A questa fase di cottura ne seguirà poi un'altra, prima però, prendete una terrina dove avrete mescolato la fecola con le spezie e aggiungetevi l'olio che avrete fatto scaldare assieme all'aglio spremuto (così si insaporisce bene). A questo punto non vi resta che aggiungere le patate che dovrete rigirare per bene per ricoprirle su tutti i lati con la mistura.



Disponetele infine di nuovo sulla placca rivestita di carta da forno, distanziate una dall'altra e infornate nuovamente abbassando però la temperatura a 160°C. Dovranno cuocere per altri 25' ca. o finchè dorate e croccanti. Credo proprio che non  farò più le patate in altro modo!
Tornate ora alle vostre polpette, prendete l'impasto che avevate messo in frigo e aggiungetevi le
 uova (o l'uovo, se grande) leggermente sbattute, il pangrattato rimanente (aggiustate se necessario) poi aggiungete l'olio e le spezie. Inumiditevi le mani e formate i vege-burger, ne risulteranno circa una decina. Ora non vi resta che cucinarli! Basteranno 3-4 minuti per lato, in una padella antiaderente con un filo d'olio a vostra scelta, purchè resistente alle alte temperature.

Ecco, manca solo l'assemblaggio! Io ho riscaldato le due metà dei panini per un attimo sul tostapane, ci ho messo il vegeburger (o veggieburger), poi dell'avocado appena schiacciato con la forchetta, una foglia di menta  e qualche foglia d'insalata. Ho servito poi il tutto con le patate, altra insalata, un pomodoro a fette e della senape Digione-style.

Dimenticavo... le polpette rimanenti possono essere congelate e poi cotte quando servono, così aggiungiamo l'elemento fast a questo food! Comodissime:-)

Anche un'altra cosa dimenticavo! Potete usare qualsiasi tipo di legume per queste polpette...sbizzarritevi!



22 May 2013

Budino cioccolato e menta, per un dessert in bilico...

In bilico fra cosa direte voi... beh, fra l'inverno e l'estate rispondo io, perchè se è vero che solitamente quel che sta in mezzo si chiama primavera, visti gli estremi di quest'anno direi che di primavera questa stagione sa poco o nulla (a parte forse, l'indecisione cronica): una settimana c'è un'afa che manco ad agosto, quella dopo quasi quasi nevica...
Giuro che se qualcuno oserà dire quest'estate che mancherà acqua, lo metterò sotto la pompa in giardino e lì lo lascerò fino ad ottobre! ecco!
Meglio non nominarla comunque la pioggia, visto che mentre scrivo, c'è un mezzo sole che rischiara questo angolo di Friuli...

Insomma, questo budino è nato durante uno di questi pomeriggi di pio..sshh.. mentre ero appunto in bilico fra l'inverno fuori (ecco il cacao) e l'estate dentro di me e in parte sul terrazzino dove annaspano e forse anche m'insultano le mie aromatiche (ecco la menta) e qualche piantina di pomodoro.


BUDINO CIOCCOLATO E MENTA

3 tuorli
500ml di latte di capra*
5 cucchiai di cacao 'crudo' (non lavorato) se possibile e ovviamente amaro**
4 cucchiai di zucchero di cocco o mascobado***
2 cucchiai colmi di farina (io uso sempre quella al farro ormai perchè non tengo più la 00 in casa)
1 (una, non di più mi raccomando!) goccia di olio essenziale bio di menta piperita
foglioline di menta a piacere

Vi serviranno due terrinette separate. In una mescolate il cacao alla farina, poi aggiungete gradualmente una parte del latte (un terzo circa) rimestando sempre per evitare grumi e la goccia di olio essenziale. Nell'altra ciotola sbattete invece i tuorli con lo zucchero finchè chiari e spumosi. Mettete ora in un pentolino il latte rimanente assieme ad un paio di foglie di menta pestate fra le mani e mentre si scalda, unite, sempre mescolando, le uova sbattute al composto di cacao. A questo punto non vi resta che versare a filo e -indovinate un pò? sempre mescolando, sì- il mix uova-cacao al latte nel pentolino, dal quale avrete rimosso le foglie di menta. Continuate a rimestare finchè il budino non avrà preso la consistenza desiderata.
Versate infine nelle coppette (4-5 a seconda delle dimensioni) e guarnite con le foglioline di menta.

* è molto più simile al latte umano e quindi più digeribile. Dopo alcuni giorni ci si abitua senza problemi al gusto;
** il cacao crudo è moooolto più 'cacaoso' di quello normale. Si lavora meglio e, a quanto leggo in giro, sembra faccia pure bene! Quale scusa migliore quindi per sceglierlo?
*** mi rendo conto che lo zucchero di cocco non sia facilmente reperibile, quindi va benissimo anche il mascobado che trattiene tutti i principi nutritivi (es, sali minerali e ferro) in quanto non super lavorato come lo zucchero bianco. Si ottiene infatti per essicazione e frantumazione del succo di spremitura delle canne e all'apparenza è marroncino dorato con granelli irregolari. Ha un gusto più 'caramellato' direi e si usa con le stesse modalità di quello bianco. Dimenticavo, occhio anche allo zucchero di canna/demerara/ecc... nonostante il colore (aggiunto durante le ultime fasi di lavorazione) resta sempre uno zucchero raffinato!
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Ci sono vari motivi per i quali sono stata piuttosto assente di recente, quello principale - e migliore - è questo: mi sono sposata! Con l'uomo migliore del mondo, si può dire? :-p
Sono certa che capirete:-)




18 Feb 2013

CI PIACE :-)


Che mi piace il sushi, già lo sapete. Che ADORO questa bellissima idea di intagliare al laser le alghe nori, ve lo dico invece ora... ma chi mi conosce non si sorprende. 

E pure questo è carinissmo! Non mangio quasi mai pasta ma l'idea di dosarla così semplicemente, senza andare sempre a occhio (sbagliando quasi sempre le quantità!) mi piace proprio! L'ho trovato qui

11 Feb 2013

Cupcakes al cocco

Il compleanno del cognato, una richiesta dell'ultimo minuto per un dolcetto, poca voglia di imbastire torte complesse e ingredienti di base in casa.... tutto ciò unito al libro 'Cupcakes' di Susannah Blake ed ecco il risultato:


CUPCAKES AL COCCO (leggermente rivisitate rispetto alla ricetta originale)

90g burro morbido
30g di latte di cocco
100g zucchero
3 uova
2 cucchiai di olio vegetale
120g di farina di farro
mezza bustina di lievito
25g di cocco grattuggiato disidratato
la scorza grattuggiata di un limone bio
event. un pò di latte per ammorbidire il composto

150g di robiola
50g di zucchero a velo
2 cucchiaini di succo di limone
cocco disidratato e/o cioccolato fondente per decorare


Accendete il forno a 180°c e mettete i pirottini nella teglia per muffin (così non si allargano troppo)

Sbattete il burro con lo zucchero finchè bianco e cremoso, aggiungete poi il latte di cocco sempre mescolando, l'olio e le uova, una alla volta. Setacciate la farina mescolata con il lievito e versatela un pò alla volta all'impasto, amalgamando bene. Infine aggiungete anche il cocco e la scorza di limone e per ultimo se necessario il latte.

Suddividete il composto fra i dodici pirottini e infornate per 17' circa.

Nel frattempo preparate il topping sbattendo la robiola con lo zucchero finchè cremoso e aggiungendovi da ultimo il succo di limone.

Una volta che le cupcakes saranno fredde, decoratele con la crema al limone e con il cocco disidratato o delle scagliette di cioccolato fondente.

Sono morbidissime e molto profumate!

Istantanea - sushi


FINALMENTE mi sono usciti dei rotolini con il ripieno al centro!!! yesss... piccole soddisfazioni della vita:-))) 

Vi ho mai detto che sogno di andare in Giappone? E che il sushi è un ponte mentale-papillo-gustativo fra me e il paese del Sol Levante? L'unico che posso in qualche modo tentare di riprodurre almeno...

28 Jan 2013

Barchette di zucca con quinoa alla marocchina

Non sono la sola che in queste giornate grigie e umide è alla ricerca di un pò di colore e calore, vero?

Le ricette di ispirazione esotica evocano sole, luce e danno la classica 'botta di vita' (energicamente parlando) che mette di buon umore anche nel bel mezzo dell'inverno più buio o dei giorni della merla!
E poi è ora di iniziare a svuotare il congelatore di tutte le provviste diligentemente preparate durante l'estate scorsa: sacchetti di zucchine, peperoni, melanzane, ecc.. Che soddisfazione poter utilizzare le proprie verdure invece di acquistarle a prezzi esorbitanti fuori stagione! Certo, è importante consumare gli ortaggi del momento perchè ricchi di tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno in quel determinato periodo dell'anno. Credo anche però, che sia bello coccolarsi con i profumi dell'estate quando dell'inverno si inizia ad averne abbastanza...  che poi, non so voi, ma io di cavoli e finocchi mi stanco piuttosto in fretta, sarà che non sono tanti anni che li mangio (da piccola non li potevo vedere! All'asilo scavavo il classico 'buco' nella pagnotta e ci nascondevo tutto ciò che non mi piaceva, in primis proprio cavoli, finocchi e cavolfiori!)
Avanti dunque con questa ricettina, tratta dal libro di Rena Patten 'Cooking with quinoa' che vi avevo già menzionato in passato (non è ancora stato tradotto in italiano purtroppo, ma merita proprio se si ama questo 'supergrain') 
Si ringrazia poi mia zia Pia per avermi regalato questa bella zucca del suo campo :-)



BARCHETTE DI ZUCCA CON QUINOA

Per due persone molto affamate/una zucca

1 zucca del tipo 'a bottiglia' non so come si chiama.. noce di burro anche in italiano? rosa esterne e arancio dentro..
olio d'oliva q.b.
sale e pepe q.b.
50g pinoli
2 porri affettati a rondelle sottili
2 spicchi d'aglio
1 cucchiaino di zenzero fresco grattuggiato
1 cucchiaino di cumino in polvere o i semi pestati nel mortaio
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino di paprika
peperoncino a piacere
1 peperone rosso pulito e tagliato a pezzi 
1 grossa zucchina a cubetti
1 tazza di quinoa sciacquata e scolata
2 tazze di  acqua
menta per guarnire 

Preriscaldate il forno a 175C°.
Tagliate a metà (per il lungo) la zucca e pulitela dei semi (che potete tenere, facendoli asciugare sennò ammuffiscono, per seminarli e raccogliere qualche bella zucca il prossimo anno:-) ), poi con un buon coltello rimuovete parte della polpa lasciandone quel che basta per formare delle barchette abbastanza solide (1cm ca. di bordo). Affettate anche una piccola area sul fondo così che non ondeggino o si capovolgano rovesciando tutto il contenuto!

Con un pennello, ungete l'interno delle barchette con dell'olio d'oliva, salatele e pepatele leggermente e mettetele a cuocere in forno per una ventina di minuti o finchè tenere.

Nel frattempo fate tostare in padella i pinoli e mettete da parte. 
In un'altra padella scaldate un pò d'olio d'oliva e aggiungetevi il porro, rimestando finchè diventa tenero, poi aggiungete anche l'aglio e lo zenzero cuocendo per un altro minuto. A questo punto unite anche il cumino, la paprika, la curcuma e il peperoncino, mescolate bene e unite i peperoni, la zucchina, il sale il pepe e una tazza d'acqua. Coprite con un coperchio e cuocete per 10min. abbassando un pò la fiamma. Aggiungete anche la quinoa e l'acqua rimanente, coprite di nuovo e stufate per un'altra decina di minuti. Per finire, unite la menta e i pinoli tostati, mescolate bene, riempite le cavità delle barchette con questo ripieno e rimettete il tutto in forno per 10-15min o finchè dorato. 

Guarnite con menta e, se avete proprio tantissima fame (giuro che questo piatto riempie tantissimo!!!) accompagnatelo con dello yogurt naturale.

Buon appetito alla faccia della merla! ;-)

24 Jan 2013

CONFETTURA DI NESPOLE NOSTRANE E LA FRENESIA CHE NE CONSEGUE...

Ah le nespole...queste sconosciute! Soprattutto nella versione nostrana, marroncina e poco appariscente se confrontata a quella giapponese, più comune, di un bell'arancio che ricorda un pò le albicocche e decisamente più semplice da mangiare...

 Immagine tratta dal sito dell'agraria.org

Il nespolo comune (mespilus germanica) è una pianta molto resistente al freddo, rustica, di modeste dimensioni. I frutti sono ben riconoscibili, tondeggianti, la buccia è marrone ed è molto spessa, hanno 5 semi duri e legnosi all'interno, utilizzabili per preparare il nespolino. 

Sono frutti sottovalutati forse proprio per la loro 'complicatezza': appena raccolti, al principio dell'autunno, vanno messi a riposare sotto la paglia e lasciati lì finchè diventano morbidi al tatto. (Presente il detto: con il tempo e con la paglia maturano anche le nespole? Ecco.) Quindi innanzitutto pazienza. Fatto questo le si ripulisce dalla paglia e le si svuota dal contenuto morbidoso dalla consistenza un pò 'farinosa'. Il modo più semplice che ho trovato è quello di tagliare l'estremità a punta e spremerne fuori il ripieno. E poi? Sì non è ancora finita, bisogna togliere i semi! E non è cosa da poco...ci ho messo un pò a cercare di toglierli manualmente finendo col pastrocciarmi le mani, il grembiule, il tavolo, ecc.. e ritrovandomi con pochissima polpa nella pentola! Alla fine ecco l'idea: aggiungere dell'acqua alla polpa, mescolando bene e passando il tutto al passaverdure. Trac! Fatto il gioco! E' vero, non è come prendere delle mele, sbucciarle e farle a tocchetti. Le nespole non si lasciano marmellizzare così facilmente, sono tipe toste! Però a opera compiuta si rivelano per quel che sono... pommes fatales! hihi

Non vi dico la valanga di idee sul come utilizzarle...oltre che spalmate su delle belle fettone di pane casereccio, of course.

CONFETTURA DI NESPOLE

Ma iniziamo dall'inizio, ovvero dalla confettura: una volta ottenuta la polpa, privata dei semi (che ho tenuto da parte per farne un liquore, il cd. nespolino), l'ho messa in una casseruola con poco zucchero (a seconda dei gusti), mezza stecca di vaniglia aperta e raschiata per separarne i semini, una grattuggiata abbondante di fava tonka e il succo di mezzo limone. L'ho portata a bollore e lasciata cuocere pochissimo, tipo 10min., il tempo di portarla di nuovo ad una consistenza ottimale e poi basta. Fine. Stop. Era troppo buona per farle qualsiasi altra cosa!

Con quel che ne è rimasto dopo la scorpacciata iniziale (e già ne avevo pochina perchè il raccolto non era stato poi così abbondante..) una parte l'ho tenuta proprio per spalmarla sul pane a colazione mentre il resto si  è tramutato in una quindicina di tortelloni di frolla ripieni e in altrettanti, se non di più, gnocchi di patate con la 'sorpresa' :-)



E credete non vi dia la ricetta di entrambi? Eccoci qua.  

 TORTELLONI ALLE NESPOLE CON ZABAIONE

(ricetta ispirata dai 'Tortelli alla frutta con salsa' del numero di dicembre di 'Cucina Italiana')

per la frolla:
250g farina 
80g burro ammorbidito
50g zucchero 
3 cucchiai di grappa alle mele
2 cucchiai di acqua fredda
essenza di vaniglia
1 cucchiaino di lievito
un pizzico di sale

per il ripieno:
una scodella di confettura di nespole
mandorle a scagliette, leggermente tostate (sempre quel che avevo per casa..ma potete anche fare a meno di metterle, o usare altri tipi di noci)

per lo zabaione:
2 tuorli
60g di zucchero
1 bicchierino di vino bianco secco (io avevo in casa solo un Gewuerztraminer....)

Versate la farina mescolata allo zucchero e al lievito sulla spianatoia e al centro mettete i tuorli, il burro, la grappa, l'acqua, l'essenza di vaniglia e il sale e iniziate a lavorare il tutto fino ad ottenere un impasto bello liscio, avvolgetelo nel cellophane e tenete al fresco per una mezz'oretta.
Trascorso questo tempo stendete la pasta molto sottile, tagliatela a quadri di 10-11cm ca. di lato e al centro di ogni quadro mettete un paio di cucchiaini di confettura che avrete mescolato in precedenza alle mandorle. Richiudete i quadrati lungo la diagonale, formando dei triangoloni ripieni e giratene le punte verso il lato più lungo, formando i vostri tortelloni.
Infornateli a 180°C per 10-12' e cospargeteli di zucchero a velo.



Preparate lo zabaione sbattendo per bene i tuorli con lo zucchero, finchè spumosi poi poco a poco aggiungete anche il vino. Mettete in un pentolino e cuocete a bagno maria sempre mescolando finchè inizia a gonfiarsi. Togliete immediatamente dal fuoco e versate nelle coppette (ca. 3/4 a seconda di quanto ne volete - noi ce lo siamo sbafato in due!) poi disponetevi sopra un tortellone e voilà.. fatto.






GNOCCHI RIPIENI DI CONFETTURA DI NESPOLE AL BURRO E CANNELLA

3-4 patate meglio se vecchie e del tipo per gnocchi (chiedete al vostro fruttivendolo)
farina qb
sale qb

una tazza di confettura di nespole

50g burro
cannella qb

avrei voluto aggiungervi anche della ricotta affumicata grattugiata fresca ma non ne avevo..se provate poi mi sapete dire, credo che dovrebbe starci bene! Insomma..cannella e ricotta affumicata sono per me un'accoppiata vincente (robe che me la grattuggio anche nel latte alla mattina...slurp!)

Fate bollire le patate con la loro buccia (così assorbono meno acqua e restano più compatte) finchè sono cotte, lasciatele intiepidire, passatele allo schiacciapatate e poi aggiungete farina finchè ne prendono (non la peso mai... comunque quando diventa malleabile ci siamo) e regolate di sale. Formate dei lunghi filoncini del diametro di circa 3-4cm e tagliate delle rondelle spesse circa un cm. Premetele al centro, formando una conca, dove metterete un cucchiaino di confettura, poi richiudete con un altro 'tondino' e sfregando la pallina ottenuta dolcemente fra le mani, sigillate bene le estremità. Proseguite così per tutti i tondini. 



Portate a bollore dell'acqua salata, immergetevi un pò alla volta gli gnocchi ripieni e quando salgono a galla, scolateli e metteteli in una terrina. Versateci su il burro fuso e mescolate delicatamente poi impiattate e spolverate di cannella e, se vi va, ricotta affumicata. 


Perdonerete la foto...ma volevamo sbafarceli ancora caldi...:-p

Ho già deciso di acquistare dai Vivai Belfiore (trovate il loro sito facilmente con google) un nespolo. E magari un melo/pero cotogno. Sono sapori che non lasciano indifferenti, oltre al fatto che ci tengo a dare il mio contributo per sostenere la biodiversità!

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